2008

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Noa's concert in Torino, Italy. April 24th (Teatro Colosseo)

CONCERTO ECCEZIONALE
Presenta Genes & Jeans
Al TEATRO COLOSSEO 

Un concerto a doppia lama questo di Noa che se da un lato è stata chiamata a suggellare una annata storica e memorabile per il FolkClub, dall'altra ci scaraventa nella disperazione della memoria e nella apocalisse umana del 25 aprile '45, quando il mondo aprì gli occhi sugli orrori della Shoà, del nazismo e del fascismo. 
Se allora Quasimodo si domandava... e come potevamo noi cantare col piede straniero sopra il cuore, tra i morti abbandonati nelle piazze sull'erba dura di ghiaccio, all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocefisso al palo del telegrafo? Alle foglie dei salici per voto anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento... oggi ci inciterebbe a urlare ai venti la nostra denuncia, ad affidare alle chitarre il nostro grido di dolore ed orrore, perché nulla vada occultato, perché nulla vada revisionato, perché nulla scivoli nel tempo dell'oblio. 
Noa, nell'occasione, presenta il suo nuovissimo disco Genes & Jeans, che nasce dall'idea di ricercare e rivisitare le canzoni yemenite che aveva ascoltato da ragazza dalla nonna. Così Noa è andata alla ricerca delle tante e sconosciute voci provenienti dallo Yemen, ascoltando centinaia di brani di Aharon Amran, Zion Golan, Shoshana Damari, Shlomo Dachyani, Miriam Tzafri, Avner Gadasi, Ofra Chaza. Le belle melodie e le meravigliose voci hanno toccato profondamente la donna nata in Israele e cresciuta a New York, dove queste arie piano piano si affievolivano nel ricordo per essere sostituite da quelle di Joni Mitchell e Paul Simon. Così quelle suggestioni di infanzia, quelle arie ebraico-yemenite, piene di amore e di desiderio, di sogni irrealizzati, di pene, di calore, di polvere e vento, hanno covato sotto la cenere del tempo, per tornare oggi in superficie, splendidamente riproposte in questo disco. Noa ha scritto dei nuovi testi in inglese e composto nuove musiche e con esse ha avvolto le vecchie canzoni come un caldo cappotto in inverno. Ha ripensato alla storia della sua famiglia, al loro straziante viaggio dallo Yemen in Israele, ai viaggi del nonno in Africa e oltre e finalmente all'approdo negli Usa. E alla scelta di tutta la sua famiglia di seguire il cuore dell'adolescente Noa nel ritorno in Israele e da qui riabbracciare il Mondo sulle ali della musica, prima semplicemente come una giovane donna, poi anche come madre. 
Accompagnano Noa (voce e percussioni) al Teatro Colosseo Gil Dor (chitarre), Gil Zohar (tastiere), Anat Firestone (basso elettrico), Jean Paul Zimbris (batteria), Gadi Seri (percussioni). 

Se allora Ungaretti si domandava� e come potevamo noi cantare col piede straniero sopra il cuore, tra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocefisso al palo del telegrafo? Alle foglie dei salici per voto anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento� oggi Un concerto a doppia lama questo di Noa che se da un lato è stata chiamata a suggellare una annata storica e memorabile per il FolkClub, dall’altra ci scaraventa nella disperazione della memoria e nella apocalisse umana del 25 aprile ’45, quando il mondo aprì gli occhi sugli orrori della Shoà, del nazismo e del fascismo. Noa, nell’occasione, presenta il suo nuovissimo disco Genes & Jeans, che nasce dall’idea di ricercare e rivisitare le canzoni yemenite che aveva ascoltato da ragazza dalla nonna. Così Noa è andata alla ricerca delle tante e sconosciute voci provenienti dallo Yemen, ascoltando centinaia di brani di Aharon Amran, Zion Golan, Shoshana Damari, Shlomo Dachyani, Miriam Tzafri, Avner Gadasi, Ofra Chaza. Le belle melodie e le meravigliose voci hanno toccato profondamente la donna nata in Israele e cresciuta a New York, dove queste arie piano piano si affievolivano nel ricordo per essere sostituite da quelle di Joni Mitchell e Paul Simon. Così quelle suggestioni di infanzia, quelle arie ebraico-yemenite, piene di amore e di desiderio, di sogni irrealizzati, di pene, di calore, di polvere e vento, hanno covato sotto la cenere del tempo, per tornare oggi in superficie, splendidamente riproposte in questo disco. Noa ha scritto dei nuovi testi in inglese e composto nuove musiche e con esse ha avvolto le vecchie canzoni come un caldo cappotto in inverno. Ha ripensato alla storia della sua famiglia, al loro straziante viaggio dallo Yemen in Israele, ai viaggi del nonno in Africa e oltre e finalmente all’approdo negli Usa. E alla scelta di tutta la sua famiglia di seguire il cuore dell’adolescente Noa nel ritorno in Israele e da qui riabbracciare il Mondo sulle ali della musica, prima semplicemente come una giovane donna, poi anche come madre.

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