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NOA
La cantante
israeliana Noa ha una voce che diffonde gioia ed entusiasmo. Il
suo canto mescola armoniosamente jazz, rock americano e
suggestioni mediorientali, superando tutte le frontiere culturali.
Interprete in Vaticano di un'Ave Maria che ha commosso il mondo e
protagonista di numerosi festival di musica etnica, Achinoam Nini
(Noa per tutti) è diventata in pochi anni una stella acclamata
della world music. "I miei genitori, israeliani di nascita e
yemeniti di origine, si sono trasferiti negli Stati Uniti -
racconta - quando avevo un anno. Ho vissuto fino a 17 anni a New
York, dove ho studiato e fatto le prime esperienze artistiche. Una
crisi di identità e il richiamo della mia terra, un giorno, mi
hanno spinto a tornare in Israele. Lì ho proseguito gli studi, ho
prestato il servizio militare e con una scuola di jazz e musica
classica di Tel Aviv, la Rimon School, ho completato la mia
formazione, avviata alla High School di New York. Vivo poco
lontano da Tel Aviv e non andrei mai a stare altrove. Quando non
sono in tournée, scrivo, produco, canto e faccio spettacoli".
E che produzione, si può aggiungere, e quali avanzamenti sulla
via del successo in quindici anni.
Grazie anche alla
collaborazione con Gil Dor e con il chitarrista americano Pat
Metheny, Noa ha messo a frutto le capacità e la fantasia
compositiva che uno spiccato talento musicale ha profuso in lei.
Ma che cosa c'è
alla radice di una voce così particolare? "Credo che ci sia
l'amore - dice -. Non quello delle canzonette sentimentali, ma un
sentimento più vasto, una leva che vince tutte le resistenze e
dona la serenità". Dove si trova l'amore e dove comincia la
ricerca? "Per me è stata una scoperta in un momento in cui
si era fatto acuto il conflitto tra la ragione e l'istinto. Il
ritorno alle radici ha sciolto il nodo. A casa mia ho trovato una
zona d'incontro delle due componenti da cui posso attingere quando
creo e canto. Lì ho annullato le mie inquietudini e ho colto la
più bella ricchezza del mondo: l'amore, appunto". La
sincerità del suo slancio Noa la comunica anche durante i suoi
concerti, con una gestualità e una voce che hanno il calore di un
abbraccio pieno di simpatia. Già da piccola - ricorda - la musica
l'accompagnava. A otto anni, cinguettava per casa e cantava in
piedi sul tavolo, deliziando parenti e amici. La comunicazione con
chi l'ascolta oggi ha la stessa spontaneità di allora: "La
sentite anche voi la mia emozione, il cuore che mi batte?",
chiede scherzosamente alla platea, portandosi la mano sul petto.
Il suo repertorio, dapprima molto americano, scivola gradualmente
verso melodie più orientali. E proprio quando si immerge in quel
clima, danzando e accompagnandosi con percussioni, tamburelli,
piccoli strumenti a fiato, Noa dà il meglio di sé. Quando poi
regala "Beautiful that way", il brano della colonna
sonora del film di Roberto Benigni "La vita è bella",
si ha la prova che canzoni come questa, interpretate da una voce
così limpida, sono realmente un dono. E un regalo è anche lo
"Shalom", pace, che Noa rivolge alla platea. Un
saluto e un augurio che comunica un'idea della vita che esclude
l'odio e il pregiudizio. Da molti anni grande amica di Folkest, il
suo è un ritorno sempre gradito.
Formazione:
Noa – voce e percussioni; Gil Dor – chitarre, Zohar
Fresco – percussioni
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