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Diario di un concerto.
- Avellino 25.03.2006 Teatro Carlo Gesualdo.
by chiaramarra@gmail.com
INTRO
Noa e i Solis String Quartet sono finalmente scesi dal palco dell'Ariston di Sanremo dopo l'eliminazione del brano cantato con Carlo
Fava.
Era una bella canzone, Un Discorso In Generale: un'atmosfera vagamente alla De André, per poi sfumare in un crescendo virtuoso della voce suntuosa e black di
Noa.
Una bella canzone e le giurie di qualità se ne sono accorte, il premio della Critica intitolato a Mia
Martini, è andato a loro.
Quello di stasera è un concerto particolare. Leggo sulla locandina fuori dal teatro che si tratterà di un
"concerto meticcio": una miscela tra world music e canzoni classiche
napoletane.
Davvero non riesco a focalizzare pienamente il sapore del concerto. Sono stata abituata ad ascoltare Noa a Sanremo e prima ancora ai Festival del Vaticano organizzati per la vigilia di
Natale, e così me la ritrovo ogni anno in tv a cantare inni sacri come l'Ave Maria e poi ancora la ricordo a cantare Beautiful That
Way, il tema della famosa colonna sonora del film di Benigni La Vita E' Bella…. Stasera dovrò forse prevedere che sarà un insieme di tutti questi ingredienti con in più
qualcos'altro?
Immagino di si, eppure Noa, americana d'adozione e israeliana nel
cuore, di certo non potrà rinunciare alle sue radici e poi c'è anche questa vena per il suo nuovo
amore, le canzoni napoletane.
Leggevo sul web di una sua intervista a Sorrisi & Canzoni: <<A dire la verità, già da anni cantavo due classici come "Torna a
Surriento" e "Santa Lucia luntana" e le intonavo sempre alla fine dei miei concerti in Italia. Poi i
Solis, in occasione di un evento speciale a Caserta, mi hanno
detto: "Ma perchè non canti tutto in napoletano?". E io mi son detta "Perché no?
Ok, proviamo". Mi son fatta mandare dai Solis testi, spartiti, album della canzone
napoletana, specie di quella antica, villanelle del '600/700, e così mi sono accorta della bellezza assoluta della canzone
napoletana. Ho cominciato a studiare>>
E già, poi ci sono i Solis String Quartet, forse la maggioranza del pubblico li ha scoperti solo a
Sanremo, eppure il loro sodalizio musicale nasce nel 1991 a Napoli. Un incontro fortunato quello di Vincenzo Di Donna
(violino), Luigi De Maio (violino), Gerardo Morrone (viola) e Antonio Di Francia
(violoncello). Nella loro carriera spiccano collaborazioni artistiche nei tour di Claudio Baglioni nel 1992 e Adriano Celentano nel 1994. ci sono poi le collaborazioni in studio prime fra tutte quelle con EdoardoBennato con l'album Quartetto d'archi (1996) e poi con Gianna Nannini nell'album Perle (2004)
?ON STAGE
Finalmente il concerto sta per iniziare, le luci in sala del teatro si
abbassano, il sipario è già aperto sotto una luce blu e rossa dove spuntano a destra quattro leggii con una piccola lampadina bianca per far luce su ognuno di
essi. Dall'altra parte ci sono grosse strumentazioni a percussione: un
po' etnici un po' cubani…chissà è un concerto totalmente acustico
comunque.
___ PARTE 1___
Finalmente si comincia, i Solis prendono posto, sono tutti vestiti in
nero. C'è silenzio. Entrano anche il maestro Gil Dor e Ilan Mochiach alle chitarre e agli
arrangiamenti.
Poi tutto comincia a scorrere: la musica comincia con un breve intro classicheggiante dal sapore barocco e
rinascimentale. Poi di nuovo silenzio.
Spunta una chioma vaporosa e bruna in un lungo abito avorio
luccicante, eccola, è lei, è Noa.
Comincia subito a cantare e lo fa con i brani del suo repertorio
principale.
Rompe il ghiaccio con Mishaela, un brano arabeggiante e moderato che risulta subito gradevole e solare cosi come il successivo
Wildflower, questa volta è un brano in inglese ma quello che più si nota è la strumentazione subliminale articolata che mescola abilmente occidente e oriente creando qualcosa di
nuovo.
Noa canta, accenna a movimenti tipicamente medio orientali ma il suo ruolo di cantante è iper
attivivo, a volte lascia il microfono per prendere posto alle percussioni dove dimostra una grinta innata.
È un'atmosfera particolare. C'è uno strano senso di intimità proteso però verso un grande stimolo di comunicare che mette subito ad agio
l'ambiente.
Noa comunque, parla poco con il pubblico, credo sia per la sua poca conoscenza
dell'italiano. Comunque si vede che la sua indole è quella di una persona che farà di tutto per trovare un modo per interagire per il
pubblico.
Il repertorio va avanti, I Don't No stavolta trasportati tutti su un velo malinconico e quasi
soul.
C'è poi un brano a cappella. Per fare ritmo Noa batte la sua mano sul suo sterno e fa nascere Now
Forget. L'atmosfera è densa, ecco è il momento perfetto per cambiare.
__ PARTE 2 __
Noa si allontana dal microfono, prende tra le mani un cartoncino blu con delle righe in italiano.
Si esprime più o meno così in un accento fortemente straniero ma comprensibile : '
Grazie, ringrazio tutti per essere qui stasera. Mi dispiace non poter parlare molto bene in italiano ma comunque io in questa vostra terra sento quasi un tepore di casa perché ora l'Italia è un
po' come casa mia.
Ora vi introdurrò alcuni pezzi napoletani che mi sono piaciuti e che io stessa ho scelto di
eseguire. Studiandoli nella vostra lingua mi sembrava di parlare come se avessi delle ciliegie in
bocca, però mi è piaciuto tanto. Spero che questo viaggio nella musica piaccia tanto anche a
voi'.
Inizia così il secondo intermezzo del suo concerto e il suo repertorio classicheggiante del panorama partenopeo assume un colore non banale e
scontato. Noa reinterpreta brani come Santa Lucia Luntana e Funesta Vascia lasciandosi poi andare ad una versione in arabo di Era 'E
Maggio. Alla fine tanta differenza nella forma dello stile e degli arrangiamenti strumentali tra oriente e Napoli non c'è molta differenza e lo si avverte anche nelle proposte dei brani popolari come Torna A Surriento e Tammurriata Nera in cui Noa non rinuncia ad una danza del ventre in una verve artistica alla Teresa De
Sio.
__ PARTE 3 __
Fino ad ora l'atmosfera ha avuto un sapore composto e intimo ma il vero calore ritmico comincia venir fuori con contaminazioni a tratti sudamericane ed è così che si riapre il panorama della Noa
cantautrice: nella scaletta c'è Eye Opener con i suoi gorgheggi irregolari e
rivitalizzanti.
C'è poi uno spirito quasi africano, quasi maori con Child Of Man per poi ripianare in oriente con una solarissima Ray Of Light calcata dai violini che interpretano l'Oriente in senso
classico…
E così una nota dopo l'altra, il tempo scivola in questo viaggio
mediterraneo, in questo concerto meticcio, in cui nulla è fuori
posto. Noa è un'artista completa: un'impostazione vocale calda che sfiora la black music africana. È comunicativa e diretta e soprattutto musicalmente completa sia dal punto di vista del repertorio sia dall'universalità eclettica delle sfumature che vanno da uno spirito puro e crepuscolare fino a passare al groove più trascinante senza tralasciare i canoni di una certa musica di qualità.
Siamo già arrivati alla fine e come ultimo brano Noa regala Un Discorso In
Generale, la canzone di sanremese, questa volta interpretata in veste di solista.
Sul palco ci si abbraccia e ci si rivolge agli inchini, l'atmosfera tra pubblico e palco è ormai
perfetta. La band va via, ma le luci non si spengono.
::: BONUS :::
Qualcuno urla per un bis e non ci vuole poi tanto per
accontentarsi: Noa e gli altri escono di nuovo per un canto allegro di
saluto, si tratta di Shalom Shalom, un canto di pace. Poi il concerto sembra davvero finito, ma la gente non ci casca.
E infatti, Noa è di nuovo lì a cantare, l'ultimo brano è un classico degno di un vero
arrivederci, si tratta di Beutiful That Way, la colonna sonora de La Vita E' Bella…
…. È questo concerto è stato un bel pezzo di vita cosmopolita tra world music che confonde tutti i sapori del mondo,
fantastico, davvero.
Fantastico.
by chiaramarra@gmail.com |