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Noa e Nabil
in concerto per la pace all’Epifania Sarà la pace in Medio Oriente il
tema portante del concerto che vedrà come protagonisti la cantante
israeliana Noa ed il cantautore palestinese Nabil: l’evento, in
programma per il prossimo 4 gennaio a Napoli (alla Basilica di Santa
Chiara) sarà l’occasione per presentare un brano inedito scritto a
quattro mani dai due, intitolato “Centro do mundo”. Alla kermesse, che
verrà trasmessa sabato 5 gennaio alle 11.30 da Raiuno, parteciperanno
anche Roberto Vecchioni, Carlo Faiello, Moni Ovadia, il tenore Gianluca
Terranova, il Solis String Quartet e i Doctor 3
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"maybe Noa and i are just dreamers, continuing this friendship, these performances together and continuing to believe that peace in the world is possible .... but you know that in the past human beings were dreaming to reach the moon, it seemed impossible ..... but they reached it ... so maybe our dream for peace will become reality.... .....maybe noa and i are just drops of water.... but you know that drops make the oceans ...."
Noa & Nabil, Napoli. Concerto dell'Epifania. 2002. |
Parata di stelle della
canzone a Napoli. Il Concerto dell'Epifania nella basilica di S.
Chiara di Nicola Vernillo
Venerdì 4 gennaio si è
tenuto nella Basilica di S.Chiara in Napoli la VII edizione del Concerto
dell'Epifania. Programma interessante che ha visto alternarsi vari generi,
dal classico al jazz, con un impronta ben definita: l'incontro di artisti
provenienti da diversi paesi, e in particolare da quelli che attualmente
sono in conflitto, anche tra loro.
Dopo il classico inizio di "Monastero 'e Santa Chiara" di Carlo
Faiello e la sua band accompagnato dall'orchestra della Basilica di
S.chiara Diretta dal maestro Serio, c'è stato il duetto tra l'israeliana Noa
ed il palestinese Nabil; e poi via via gli altri:
Roberto Vecchioni che ha presentato la nuova canzone "Figlio, Figlio,
Figlio"; la statunitense Sophie B.Hawkins; il tenore Gianluca
Terranova con l' "Ave Maria" di Bach-Gounod; i Doctor 3
di Danilo Rea, con Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla
batteria, che hanno rivisitato in chiave jazz alcuni famosi temi di films
della Walt Disney (Il momento migliore del concerto, a mio parere); Moni
Ovadia, cantante e attore di origine ebraica con alcuni canti arabi; Enzo
Avitabile con il suo complesso, e poi assieme a Grazia Di Michele
e ai Solis String Quartet ha proposto una interessante versione di
"My Sweet Lord" di George Harrison, inframmezzata da una
preghiera in napoletano in chiave rap, molto bene cantata da Avitabile, ai
due si è voluto aggiungere Josè Feliciano a cui è molto piaciuta
la versione sentita durante le prove; poi Massimo Wermuller ha
declamato, in ottimo napoletano, i versi di "Quanno nascette ninno"
di S.Alfonso dei Liguori accompagnato dai Solist String Quartet; infine
ancora Josè Feliciano con due brani e a chiudere Noa con l'Orchestra
della Basilica.
Tutto bene sì'…ma oltre al grandissimo freddo all'interno della
Basilica (è possibile che non ci siano per queste occasioni dei modi per
riscaldare l'ambiente?) c'è stata mamma RAI che per le sue "esigenze"
ha condizionato tutto.
Il concerto è stato registrato per andare in onda il giorno successivo,
sabato 5 gennaio su RAI UNO. Tra un pezzo e l'altro lunghi tempi di attesa
per avere l' ok dalla regia se la registrazione era andata bene e poteva
iniziare quella successiva; i presentatori hanno dovuto ripetere alcuni
annunci più volte; Noa e Nabil hanno dovuto cantare due volte la loro
canzone; Massimo Wertmuller è stato interrotto nel mezzo della sua
esibizione; lunghi tempi dovuti anche al cambio degli strumenti e quindi
per altre prove tecniche audio.
Si deve proprio, purtroppo, sottomettere tutto all'esigenze dei media.
Il gelo e le attese hanno superato le belle emozioni che la musica mi ha
dato.

Noa: LA VOCE DELLA PACE
Luigi Liberti
Nata in Israele, ma cresciuta a New York, Achinoam Nini al secolo Noa
è, come ama autodefinirsi, “un essere umano che crede nella pace”.
Crede e lotta per la pace con la sua voce e con le sue percussioni. “La
musica per me è magia, è il mio stile di vita, è la mia religione e con
la gioia che mi dà suonare cerco di trasmettere qualsiasi messaggio
positivo: la comunione, la fratellanza, la consapevolezza, la compassione,
la pace”.
Il 2002 per lei è stato ovviamente all’insegna della pace, con due
concerti in Italia. “Ho cantato già altre volte per la pace, ma sono
sorpresa per l'energia e la generosità con cui voi italiani vi occupate
di problemi che non toccano direttamente il vostro Paese". La pace in
Medio Oriente, tema molto vicino alla cantante, era anche il tema
principale della VII edizione del concerto dell'Epifania svoltosi a Napoli
e che ha avuto la sua massima espressione nel duetto tra la cantante
israeliana ed il musicista palestinese Nabil Salameh. “Centro
do Mundo è un canzone che io amo. Mi ci specchio completamente e sono
felice di averla cantata assieme a Nabil, che reputo un fratello”.
Per avere un riscontro più concreto forse sul palco con voi avrebbero
dovuto cantare anche Arafat e Sharon…
Per risolvere la disputa ci vorrebbe più coraggio, più compassione ed un
maggiore impegno da parte di tutti. Abbiamo entrambi torto ed entrambi
ragione. Ci dispiace, ma lasciateci dividere. Così si dovrebbe fare.
Magari una soluzione sarebbe avere da entrambe le parti nuovi leader
brillanti e dal cuore pulito. Gente che agisca trascinata dalla
compassione e dalla saggezza e non dall’odio e dalla vendetta.
La situazione del tuo paese, l’attentato dell’11 settembre, la
nascita di tuo figlio. Quanto hanno inciso tutti questi eventi nel tuo
prossimo lavoro discografico?
Il mio non è un disco politico, ma è un album umano. Come cittadina,
come madre, come donna e come autrice di canzoni ogni cosa mi colpisce. Ma
non sto usando la musica come un terreno di calcio politico. La musica è
su un livello differente. È un disco sulla nascita e sul rinnovamento.
Tutte le canzoni sono state scritte durante la mia gravidanza e subito
dopo la nascita di mio figlio. Il tempo più importante nella vita di una
donna. È un lavoro molto personale con tanta forza attraverso la
tenerezza.
Invece, come mamma che ripercussione c’è stata ?
Mi capita spesso di guardare Ayhely (nome indiano che vuol dire seconda
ala) e avere timore di farlo crescere in un mondo come questo, popolato
dall'odio. Allora provo a guardare dentro i suoi occhi, nel mio cuore,
nelle mie canzoni. Fuori è troppo brutto per me, ora.

Noa: mi guardo dentro,fuori è troppo brutto
Parla l'artista israeliana che il 4 gennaio sarà a Napoli assieme al musicista palestinese Nabil per il concerto dell'Epifania nella Basilica di Santa Chiara
di Alfredo d'Agnese
E' arrivata nel nostro Paese per consumare con Khaled un Capodanno di pace a Cosenza e poi esibirsi il 5 gennaio ad Agrigento. Ma la missione prima di Noa in Italia è la partecipazione al Concerto dell'Epifania il 4 gennaio nella Basilica di Santa Chiara a Napoli (la Rai lo trasmetterà sabato 5 gennaio alle 11,30). Lì troverà ad attenderla Nabil Salameh, amico e musicista palestinese. Insieme canteranno 'Centro do mundo', un brano scritto da Nabil per la pace tra il popolo palestinese e quello isrealiano. A 33 anni Noa - il suo nome vuol dire Not Only Achinoam (Non solo Achinoam) - è a una svolta artistica e umana. Da poco è madre di un bambino, che ha chiamato Ayhely, nome indiano che vuol dire "seconda ala". Tra qualche mese pubblicherà un nuovo album prodotto dall'immancabile Gil Dor e da Yoad Nevo, prima di volare a Parigi dove il 17 giugno si esibirà
all'Olympia. Durante il concerto dell'Epifania, Noa canterà insieme a Carlo Faiello anche 'Munastero 'e Santa Chiara' in una versione arrangiata per l'occasione dal musicista napoletano, che ha inserito nel testo un passaggio in ebraico, omaggio alle origine dell'artista israeliana.
Signora Noa, qual è la situazione nel suo Paese?
Non bella, ma non tanto cattiva come in altri posti del mondo. Dopo i fatti dell'11 settembre abbiamo "guadagnato" una prospettiva molto differente della nostra condizione.
Come vive questo stato perpetuo di guerra civile?
Bene, è doloroso da dire (o è così?), ma la guerra non è a Tel Aviv, dove vivo. Qui, tra le gole delle nostre montagne, tutto è
(quasi) normale. Niente fucili, niente bombe, niente sangue. Qualche volta la minaccia di un terrorista armato di bombe, ma sono cose che accadono anche a Madrid e New York. La "guerra" è lì, dall'altra parte, nei territori occupati. E' triste perché così tanta gente soffre e tu puoi solo continuare a vivere. E' il grande paradosso della razza umana. Ma va bene perché significa che in alcune aree, quelle che non sono contese, vi può essere la tranquillità, e questo è quello che noi speriamo per il momento in cui, finalmente, noi e il popolo palestinese avremo terminato le nostre dispute fisiche ed emotivo-storiche su tutta la terra che dobbiamo dividere.
Qual è la sua opinione su Yasser Arafat, sul movimento dell'Intifada, sul governo Sharon?
Penso che sarebbe fantastico avere da entrambe le parti nuovi leader, brillanti e dal cuore pulito. Capi che agiscano mossi dalla compassione e dalla saggezza, non dall'odio e dalla vendetta.
Crede sia realistico fermare Hamas e i suoi kamikaze?
Sì. Ma ci vorrebbero più coraggio, compassione e tempo di quanto abbiamo.
E' impossibile stabilire chi abbia ragione e chi torto. Ma esiste una formula per la pace nella sua terra?
Credo di sì. Ed è semplice: abbiamo entrambi torto, abbiamo entrambi ragione. Ci dispiace. Ora, lasciateci dividere.
Pensa che una canzone, e generalmente la musica, abbia il potere di cambiare la gente?
In qualche modo sì, ma è solo l'inizio.
People Have The Power, "la gente ha il potere". E' il titolo di una canzone di Patti Smith, che ne pensa?
E' assolutamente vero. Ma la maggior parte delle persone è troppo pigra per fare qualcosa. O è troppo povera, o troppo ignorante o troppo spaventata o troppo avida. E' una vergogna. Questa è la tragedia della razza umana.
Qual è il suo rapporto con Nabil. Siete amici?
Per me è come un fratello.
A Santa Chiara interpreterete "Centro do Mundo"...
Amo quella canzone, l'ha scritta Nabil. Mi ci specchio.
Nel brano lei canta: "Non ho paese, vengo dalle stelle". Si sente veramente cittadina del mondo?
Sì. La mia vera terra nativa è virtuale, esiste in gran parte nel mio cuore.
Suonerà a Santa Chiara, in una basilica. Quale sarà il messaggio della sua performance?
Io suono sempre principalmente per la gioia della musica, perché la musica è il mio stile di vita e poi per qualsiasi messaggio positivo che posso trasmettere. La comunione, la fratellanza, la consapevolezza, la compassione, la pace.
Com'è cambiato il suo approccio alla musica e alla vita dopo la tragedia dell'11 settembre?
Sto guardando dentro come non mai, negli occhi di mio figlio, nel mio cuore, nelle mie canzoni. Fuori è troppo brutto per me, ora.
La tragedia delle Torri Gemelle e la guerra in Afghanistan influenzeranno il suo prossimo disco?
Probabilmente. Ma non in modo scontato. Anche se ora non so descriverlo o comprenderlo.
E la tragedia del suo Paese toccherà le canzoni e lo spirito del suo album?
Sì e no. Non sto registrando un disco politico. Sto facendo un album umano. Come cittadina, come madre, come donna e come autrice di canzoni ogni cosa mi colpisce. Ma non sto usando la musica come un terreno di calcio politico. Questo è quello che fanno i giornali. La musica è su un livello differente.
Sono trascorsi otto anni dall'anno del suo debutto: le è possibile tirare un bilancio?
Fino a oggi è stato bello, mi sento come benedetta. Ma sto guardando in avanti, al futuro.
Quanto l'hanno influenzata gli anni Sessanta e Settanta?
Sono nata nel 1969. La musica degli anni Sessanta è la mia preferita. E' profonda, spirituale, originale, divertente e ispirata in molte direzioni. La sento mia anche se è stata scritta prima che io nascessi. Gli anni Settanta? Hmmm. Fortunatamente ero troppo impegnata a comprendere che cosa stava accadendo nella musica durante quegli anni informi.
Quanto hanno contato per lei Beatles e Beach Boys?
Li amo entrambi, un po' più i Beatles.
Il suo prossimo album sarà una collezione di canzoni singole o c'è
un'idea, un progetto che lega le composizioni?
Sì. E' un disco sulla nascita e sul rinnovamento. Tutte le canzoni sono state scritte durante la mia gravidanza e subito dopo la nascita di mio figlio. Il tempo più importante nella vita di una donna. Lo potete ascoltare chiaramente nella scrittura e nel canto. Molto personale, tanta forza attraverso la tenerezza.
Per lei qual è il potere della musica?
La musica per me è magia, è droga, è la mia religione e il mio stile di vita.
Si considera un'artista pacifista?
Sono un essere umano che crede nella pace.
Scrive ispirata dalla sua vita o le canzoni sono un'osservazione distaccata?
In entrambi i modi, mescolando le cose. Spetta a voi capire e immaginare, non a me di raccontarlo. Altrimenti scriverei un'autobiografia e non canzoni.
Che relazione ha con l'industria della musica?
Odio e amore.
Qual è l'equilibrio tra testi e musica?
Normalmente comincio dai testi, con un'idea poetica. La musica viene dopo, ma entrambe sono allo stesso modo importanti.
Quali sono i suoi sentimenti sullo stato della musica oggi?
Di tristezza, come per lo stato del mondo.
Crede esista un legame tra la musica di oggi e quella di ieri?
In un certo senso sì. La gente ancora scrive e canta dell'amore con tante variazioni. Ma come ho detto, la musica è lo specchio della società, nel bene e nel male.
Presta attenzione a chi è il suo pubblico?
Naturalmente. Molta attenzione.
Qual è il più grande cambiamento che ha visto nel mondo della musica dai suoi esordi?
Oggi è spinta molto, molto di più dalla paura e dalla cupidigia.
Quando pubblicherà il suo disco e come si intitolerà?
Non ha ancora un titolo, spero di pubblicarlo ad aprile.
In Rete: Noasmusic.com (sito ufficiale)
(2 gennaio 2002)
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Noa e Nabil in concerto per la pace all’Epifania
Sarà la pace in Medio Oriente il tema portante del concerto che vedrà come protagonisti la cantante israeliana Noa ed il cantautore palestinese Nabil: l’evento, in programma per il prossimo 4 gennaio a Napoli (alla Basilica di Santa Chiara) sarà
l’occasione per presentare un brano inedito scritto a quattro mani dai due, intitolato “Centro do mundo”. Alla kermesse, che verrà trasmessa sabato 5 gennaio alle 11.30 da Raiuno, parteciperanno anche Roberto Vecchioni, Carlo Faiello, Moni Ovadia, il tenore Gianluca Terranova, il Solis String Quartet e i Doctor 3.
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Missione: «cantare positivo» e a favore della convivenza pacifica di popoli e religioni. Israeliana di nascita (è nata a Tel Aviv nel '69), origini yemenite e cresciuta nel Bronx newyorchese, Achinoam Nini, in arte Noa, che in ebraico significa «sorella di pace», ha dimostrato di possedere tutte le carte in regola per riuscirci. La preferita dallo storico premier Yitzhak Rabin, ha da tempo trovato una via etno-pop a suo modo unica, in cui trovano spazio poesia ebraica, contraddizioni e speranze dell'Israele moderno, melodie yemenite e sonorità mediorientale. Aver poi lanciato a suon di collaborazioni eccellenti segnali di pace al mondo arabo-palestinese l'ha resa, se possibile, ancora più speciale. E, forse, proprio per questa ragione è stata scelta da Roberto Benigni per cantare il brano di punta del film La vita è bella. Noa sarà protagonista del concerto di Capodanno che si svolgerà martedì pomeriggio nella chiesa di Santa Maria Scala in San Fedele (dalle ore 16.30, ingresso libero fino a esaurimento posti): accompagnata al solito da Gil Dor (chitarra) e dal percussionista Zhoar Fresco, proporrà un repertorio di canzoni sacre ebraiche e yemenite alle quali si aggiungeranno altri motivi come L'Ave Maria di Gounod e Santa Lucia Luntana, un evergreen della canzone napoletana.
A precederla i Radiodervish (assieme ai quali si è esibita nella piazza della Natività di Betlemme la vigilia di Natale), la formazione barese capitanata da Nabil Ben Salameh, palestinese del Libano, arrivato a Bari oltre 10 anni fa per studiare ingegneria e ben presto «rapito» dalla musica. \
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