Back to 2000 Index

Noa's Italian Tour (April)

Achinoam Nini detta Noa, cantante israeliana di origini yemenite nata a New York, ha un nome di cui va orgogliosa. Noa in ebraico significa "Sorella di Pace", ma il nome di Noa va ancora più lontano, nel tempo e nello spazio: Noa era un personaggio biblico, una donna, "forse la prima femminista della storia"; è anche un termine di origine polinesiana, con cui gli etnologi indicano "ciò che non tabù"; Noa- Noa è pure il titolo di un libro che Paul Gauguin scrisse nel 1900, colorita descrizione degli usi popolari e del paesaggio di Tahiti. A soli trent’anni con la sua avvenenza, la sua bravura, il suo impegno sociale, Noa è riuscita a dare perfino un nuovo significato al nome che tanto ama: quello di un’artista consapevole, che usa la musica per commuovere e indignare, appassionare e stupire. Erede della cultura araba, cresciuta nell’ambiente urbano di New York, Noa ha preferito fare ritorno in Israele e vivere nella terra delle sue radici la propria vita e la propria maturità professionale. Le sue radici, in realtà, affondano anche nella cultura dello Yemen: i genitori ne partirono prima che lei nascesse e l’influenza yemenita permea comunque tutta la sua musica. L’educazione musicale formale la riceve alla Rimon School of Contemporary Music di Tel Aviv. Da allora i due si sono esibiti in concerti e festival in tutto il mondo, ricevendo ovunque entusiastica approvazione. La loro musica è una speciale mistura di stili, suoni e tradizioni che danno vita ad un risultato originale e seducente. Suonano propria musica originale oltre a canzoni israeliane e standard internazionali. Etno- folk americano, poesia ebraica, melodie yemenite tratte dal Diwan, il libro delle tradizionali canzoni cerimoniali, il "silsulim" della musica mediorientale: l’influenza del variegato retroterra culturale di Noa emerge fortemente dalle sue composizioni, dalla sua gestualità, dal modo di cantare e suonare chitarra e percussioni, ma anche pianoforte, flauto, xilofono, la derbouka... Non a caso di lei, si sono accorti dapprima il grande Pat Metheny, che ha voluto produrre il suo primo album per la Geffen, facendo scivolare la calda voce dell’artista sul velluto dei suoi arrangiamenti acustici, e poi la pop star inglese Sting, che ha condiviso con Noa un’interaè trionfale tournée.

SAB. 8/4 - BARFLY CLUB - 071/2866298 - 0335/6751590 - VIA A. GRANDI 3 - ZONA BARACCOLA - AN

LUN. 10/4 - PALASPORT - FOLIGNO - PG - INFO 075/5913904 - 0335/6678324

MERCOLEDI' 12 APRILE ORE 21.15 Teatro Colosseo »posti numerati L.35/45/55.000

Achinoam Nini, conosciuta come Noa - in ebraico "Sorella di Pace". I genitori di origine yemenita, l'ambiente urbano di New York e poi ancora i fermenti artistici di Tel-Aviv: un variegato retroterra culturale dal quale nasce la sua musica, una speciale mistura di svariati stili e suoni che danno vita ad un risultato unico; esotismo, sensualità, raffinatezza mediorientale che, sposandosi con le suggestioni del rock, del pop e del jazz, fanno convivere felicemente etno-folk e poesia ebraica, melodie yemenite del Diwan - il libro delle tradizionali canzoni cerimoniali - e sperimentazioni stilistiche di più ampio respiro. In palcoscenico Noa interpreta le sue canzoni con una freschezza ed una naturalezza impressionanti, fluttuando dalla chitarra alle percussioni alla voce, con estrema spontaneità. Un grande ritorno in coincidenza con l'uscita di un nuovo lavoro discografico e, recentemente, di un piccolo gioiello: Imagine di John Lennon - canzone-simbolo della pace universale - interpretata in duo con Khaled.


L'INTERVISTA
Noa

Il folletto dagli occhi di cerbiatto e i capelli corvini torna in Italia, ormai la sua seconda patria, dopo il successo di pubblico e critica ottenuto all'ultimo festival di Sanremo, dove ha cantato una canzone tratta dalla soundtrack de 'La vita è bella'. Voce da usignolo e grande presenza scenica: queste le caratteristiche che hanno permesso a Noa di sfondare nel nostro paese. Un solo piccolo appunto: l'aspetto più bello della cantante israeliana sono le canzoni ebraiche, quelle che purtroppo, con il passar del tempo, canta sempre meno. Da un paio di anni infatti Achinoam Nini ama interpretare brani più squisitamente pop, che con la sua voce meravigliosa plasma perfettamente. Peccato, perché il folklore ebraico ha un fascino unico, comunque un suo spettacolo rimane sempre da vedere.


Cosa canterà in questo tour italiano?
"Mi concentrerò soprattutto sul nuovo cd, 'Blue touches blue', ma canterò anche vecchie canzoni, come 'I don't know', 'Mishaela' e una delle mie preferite canzoni italiane, 'Torna a Surriento'.
Chi salirà sul palco con lei?
"Ci sarà come sempre Gil Dor, il mio fido chitarrista che mi accompagna fin dagli esordi. In questo caso è anche l'arrangiatore e il direttore musicale dello spettacolo. Inoltre saliranno sul palco il batterista Zohar Fresco, il tastierista Gil Zohar e una donna, la bassista Hagar Ben Ari".
Nel suo precedente tour italiano aveva amato mescolare musica ebrea a toni pop: cosa ci proporrà questa volta?
"Continuerò a cantare in ebreo. L'ho sempre fatto, non vedo perché dovrei cambiare. Anche nel mio nuovo album c'è una canzone, 'Boker', in ebreo. Inoltre dal vivo propongo 'Mishaela' e 'Keren'".
Il fatto di cantare 'la vita è bella'le ha attirato critiche di faciloneria musicale. che ne pensa?
"E' un'accusa che non accetto: io scrivo e canto canzoni in maniera professionale da qualcosa come dieci anni. Chiariamo un punto scrivo e canto quel che mi pare".



Ma perché mischia italiano ad inglese ad ebreo?
"L'inglese è la mia lingua, il mio background è misto. Io cerco di crescere e cambiare, evolvermi di album in album, ma la mia essenza, le mie caratteristiche sono sempre le stesse. Pop, jazz, world music...io non credo alle categorie e non permetterò mai ai critici di inscatolarmi. Suggerisco loro di ascoltare i miei album seriamente, specialmente l'ultimo, che considero il migliore, e di sorpassare il superficialismo di parecchi giornalisti".
Lei pensa che la world music possa permettere di attirare l'attenzione sui problemi dei paesi meno sviluppati?
"Sarebbe bello, ma spesso si creano profondi fraintendimenti sul concetto di world music: si prendono musiche di paesi lontani, le si etichettano e vengono spedite in occidente con un significato ben diverso. In questo caso è una specie di colonialismo".
Lo sa che in alcuni paesi arabi il nuovo album di Khaled è bandito perché c'è 'Imagine' cantata con lei, una cantante israeliana?
"Ne sono a conoscenza purtroppo è tutto molto triste. E dire che mi ero trovato bene con lui...la musica dovrebbe abbattere le barriere, invece in parecchi paesi non è possibile".


Continua a cantare nei kibbutz?
"Certo, per noi è normale. I kibbutz sono ovunque e i musicisti trascorrono spesso una settimana nei centri culturali dei kibbutz. Lì trovi serenità e una gran voglia di fare musica: è sempre una bella esperienza".
Lei ha duettato con Pino Daniele: ha qualche progetto con altri musicisti italiani?
"Al momento no, ma mi piacerebbe averne uno con Jovanotti".
Ofra Haza se ne è andata: ora per tutti è solo lei il simbolo di Israele.
"Ofra ha aperto molte portela ricorderò finché vivrò".




Queste le date del tour italiano di Noa:
10 aprile Foligno, Palasport
11 aprile Modena, teatro Storchi
12 aprile Torino, teatro Colosseo
13 aprile Livorno, teatro La Gran Guardia
15 aprile Saint Vincent, Palais de Congres
17 aprile Milano, teatro Smeraldo
18 aprile Udine, teatro Nuovo


 

Back to 2000 Index