NOA "Blue Touches Blue" (Metheny Group Productions) CD
La vita di Noa è una piccola avventura. Nata nel 1969 in Israele, si è trasferita da bambina a New York dove è rimasta fino alla maggiore età, decidendo quindi di tornare in Patria. Questo girovagare ha accresciuto il bagaglio culturale della giovane Noa, contribuendo a regalare al mondo a sette note una artista completa e influenzata sia dai suoni della sua terra che da quelli tipicamente a stelle e strisce. "Blue Touches
Blue" è il suo primo album per la Mercury, un debutto che vede Noa alle prese con liriche in inglese, ebraico e yemenita. "Essere bilingue è una cosa delicata", dice Noa, "In che lingua cantare o sognare? E soprattutto il cuore e le ispirazioni da dove devono venire?". Prodotto da Mike Hedges (Cure, Siouxie, Manic Street Preachers), il disco è un viaggio delicato e soave con la vellutata voce di Noa che sembra librarsi su musiche dal tocco leggiadro, con note che scivolano accarezzandoci la pelle, mentre ad occhi chiusi tutto ci sembra perfetto, amorevole ed estremamente piacevole. Un solo avvertimento: cerchiamo di rimanere il più possibile ad occhi chiusi per non vedere quello che realmente ci circonda.
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Noa
BLUE TOUCHES BLUE
(Mercury/Universal)
Ecco la svolta pop dell'israeliana Noa. Dopo essere stata scoperta da Pat Metheny, esser divenuta famosa nel mondo per aver cantato di fronte a Papa Wojtyla e con due album all'attivo
(più un doppio che raccoglie quelli pubblicati in Israele), BLUE TOUCHES BLUE rappresenta la tappa più commerciale della sua produzione, proseguendo il discorso iniziato nel '96 con CALLING (ma stavolta c'è meno etno-jazz). Noa ha dimostrato più volte il suo talento collaborando con artisti di tutto il mondo: Gil Dor, Sting, Al Di Meola, Khaled (il duetto da Celentano è storia recente), Pino Daniele, Juan Manuel Serrat. Quasi tutti i brani sono in inglese: "Le mie radici musicali", ha detto la cantante e compositrice israeliana, "sono più occidentali che orientali". L'album è aperto dalla radiofonica If I Give You Everything, un orecchiabile pop-rock di facile presa. Stesso discorso per Can I Reach You, Explain e Again And Again, con l'aggiunta di un pizzico di elettronica e qualche arco, mentre la rilassante Haunted e il ballatone per innamorati Long Coat Winter mettono in risalto la duttilità vocale di Noa che modula le sillabe spaziando fra le ottave. La
title-track è un emozionante gioiello in cui la voce viene accompagnata da eleganti arpeggi. Due parentesi riportano l'album alle magiche atmosfere degli esordi: l'intensa Dala Dala, cantata in yemenita, e Morning, cantata in ebraico e ricca di colori vivaci e percussioni. L'album viene concluso da Beautiful That Way, tema della colonna de "La vita è bella", composta da Nicola Piovani, premiata con un Oscar lo scorso anno e candidata ai Grammy Awards quest'anno, il cui testo è stato scritto in inglese proprio da Noa. Prodotto da Mike Hedges
(già conosciuto per il suo lavoro con Cure, Siouxie And The Banshees e Manic Street Preachers), l'album risulta ben confezionato ed è destinato a un mercato internazionale. Noa ha dichiarato di essere stata ispirata da artisti come Paul Simon, Joni Mitchell, James Taylor e Leonard Cohen, nonché dal poeta E.E. Cummings, ma BLUE TOUCHES BLUE si avvicina ora a Celine Dion, ora alla Annie Lennox di Diva o alla Morissette 'convertita' dall'India.

Giulio Nannini (da "JAM. Viaggio nella Musica", n° 58, marzo 2000)
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NOA
Israele, terra antichissima ricca di fascino con un patrimonio culturale storico e spirituale che non ha eguali,caratterizzata da moschee e deserto,sole e anfiteatri romani,religioni e musica.Si,la musica.
Due donne hanno contribuito ad “esportare” nell’occidente sapori,cultura e tradizioni di questa regione attraverso suoni e canti che catturano e attraversano l’immaginario di chi ascolta: Ofra Haza e Noa.
E’ doveroso un ricordo seppur breve della Haza scomparsa improvvisamente a quarantun’anni a febbraio di quest’anno (voci ufficiose davano la cantante affetta dal male del secolo….) di origine yemenita e famosa per la sua hit “Im Nin’ Alu”; non solo lascia nella disperazione i suoi numerosi fans che in lei e nelle sue musiche trovavarono voce e orgoglio civile ma anche un vuoto artistico incolmabile dopo ben sei album e la collaborazione con artisti del calibro di Lou Reed e Iggy Pop (la campionarono perfino i M.A.R.S. nella famosissima hit da discoteca “Pomp Up The Volume”!).
Lo scettro passa così (metaforicamente) a Noa (vero nome Ruth Noah),nata a Tel Aviv è cresciuta negli U.S.A. fino al compimento del diciasettesimo anno dopodiché il suo trasferimento in Israele e l’obbligo del servizio di leva coincide con i primi approcci nel settore musicale iscrivendosi alla Rimon School di Tel Aviv fondata da Gil Dor.
L’omonimo album di debutto (centomila copie vendute!) del 1994 (Geffen) è prodotto nientemeno che da Pat Metheny suo insegnante di musica e da Steve Rodby; da qui alle numerose apparizioni televisivie e radiofoniche il passo è breve tanto da essere chiamata a cantare l’Ave Maria davanti al Papa in mondovisione (nell’ultima edizione scatenò l’ira dei prelati per le sue vertiginose scollature…).
“Calling” uscito nel 1996 con la collaborazione del già citato Gil Dor e Rupert Heine noto per i suoi lavori con Kate Bush e Tina
Turner allarga la notorietà dell’artista mediorientale in tutto il globo, merito di brani assolutamente splendidi e impegnati come la misteriosa “Lama”,la sensuale “By The Light Of The Moon” brano sulla seduzione,”Mark Of Cain”con tematiche riguardanti la guerra e “Camilla” che tratta la dura realtà dell’oppressione femminile.
Molteplici nel frattempo sono le partecipazioni con artisti internazionali del calibro di Sting,Michael Jackson,Stevie Wonder,Santana e ancora Pino Daniele (nell’album “Dimmi Cosa Succede Sulla Terra”) e Zucchero per l’Italia nonchè la presenza dell’artista alla Casa Bianca di fronte al presidente Clinton per ricordare la persona di Itzik Rabin nel marzo del ’99.
Il nuovo millennio è inaugurato dal recente “Blue Touches Blue” arrangiato ancora una volta Gil Dor (chitarrista e compositore insieme alla cantante di tutti i brani) prodotto da Mike Edges per la Metheny Group Productions; rispetto al lavoro precedente si nota una tendenza a sonorità più orecchiabili e meno sofisticate come le iniziali “If I Give You Everything” e “Can I Reach You”;con “Angel” Noa rivela tutta la sua intensa e ammaliante espressività vocale che continua con la stupenda “Wrap It Up With Love” e “Dala Dala”(in lingua originale).C’è spazio pure per un tributo a Benigni con il brano “Beautiful That Way” tema musicale dell’omonimo film dell’attore-regista italiano che chiude un album fresco,semplice,confermando ancora una volta le grandi doti di questa cantante esente da stereotipi e cliché commerciali ma ancora sottovaluta dal grande pubblico.Destinata a sorprendere.
Andrea Rossetto
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Noa: quando il blu tocca il blu…
In tour in Italia con il suo nuovo ed intenso "Blue touches blue", dedicato al luogo dove il cielo si incontra con il mare e dove stanno racchiusi i sogni.
"Per un certo periodo è stato assolutamente fuori moda cantare in una maniera che fosse bella … solo Barbara Streisand, Ella Fitzgerald e Joni Mitchell hanno avuto il coraggio di farlo… e, per quanto mi riguarda, io vado pazza per la bellezza": lo dice Noa, dea che non sa rinunciare a difendere il suo amore per la bellezza e per la pace, ciò che permette alla vita di essere degna e bella. Un amore racchiuso nel suo nome: Noa significa "sorella di pace", e lei ne va fiera. A portare il suo stesso nome è del resto anche la prima "femminista" della Bibbia, una donna coraggiosa che si fa restituire da Mosé il terreno lasciatole in eredità dal padre e immediatamente sottrattole. Come dire? Cantare in modo bello non è solo questione di stile, ma di cuore e energia.
"Blue touches blue"
L'album, noto al grande pubblico soprattutto per la poeticissima e delicata "Beautiful that way", tema della colonna sonora di "La vita è bella" cantata nella sua performance sanremese, è prodotto da Mike Hedges (Cure, Siouxsie and the Banshees, Manic Street Preachers).
Noa torna a cantare ed incantare dopo 4 anni di silenzio ("Calling" è del '96), e lo fa con un album dal titolo anch'esso poeticissimo, coerentemente con le incantate atmosfere dell'intero CD.
Il luogo dove il blu tocca il blu: un orizzonte dove il cielo incontra la terra. Noa, accompagnata dall'inseparabile Gil Dor, sembra avere momentaneamente rinunciato alla dimensione del dolore per concentrarsi sul sogno: "E' un album differente dal precedente, in cui molto evidente era il tema della guerra, e dei tempi difficili vissuti da Israele. Questo è un album che parla di amore, di speranza, e della consapevolezza di una ricerca interiore che riguarda ciascuno di noi. E' un album nel quale mi pongo l'obiettivo di comunicare, di raggiungere le persone e sono certo che le canzoni di questo album possono riuscire nell'intento, se soltanto qualcuno avrà la pazienza di lasciarle entrare nel proprio cuore".
Chi vuole abbandonarsi alla vibrante voce di Noa troverà in questo album ritmi assai diversi. "If I give you everything" e "Carefully" sono riservate esclusivamente agli amanti delle ballate romantiche, tanto che i detrattori hanno parlato di "esercizi vocali alla Celine Dion".
"Blue touches blue" accompagna come una cantilena che conduce gradualmente al luogo del sogno, un luogo blu. Per non parlare di "Dala dala", testo yemenita, e "Morning", in ebraico, che riconduco entrambe alle antiche radici di Noa facendo ricordare la splendida "Mishaela", con cui la cantautrice si è fatta conoscere al pubblico internazionale.
Giocosità, infinita dolcezza e leggerezza invece per "Beautiful that way", con cui Noa conclude il suo nuovo lavoro.
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