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Incontro con Noa, “Sorella di Pace“ ©  (Marco Diorio )



Ricomposto in Israele, il grande mosaico della musica ebraica ha dato vita a qualcosa di nuovo, dove le influenze est-europee, yemenite, iberiche e americane vantano analoghe potenzialità di fusione con gli stilemi del pop internazionale. Da una scena molto vivace, dove convivono il rock più moralista e la world music più possibilista, si può tirar fuori una figura femminile significativa: NOA.

Achinoam Nini detta NOA in ebraico significa “Sorella di Pace“. I nomi sono presagi divini e quando alcuni anni fa lei, israeliana nata a New York da genitori di origine yemenita, andò a partecipare ad un festival in Sicilia - al fianco di musicisti palestinesi, con incassi destinati proprio ai bambini palestinesi di Hebron -, affrontando i possibili contrattacchi di natura politico-religiosa a cui si sarebbe esposta, guardava con stupore a quanti le facevano notare l’inopportunità della scelta “perché non dovrei farlo? Io sono per la pace! Ritengo sia giusto che i palestinesi abbiano uno stato per sé e spero lo possano avere al più presto. Sono contro il terrorismo, da qualunque parte esso venga. Spero che si possa arrivare ad un accordo nel minor tempo possibile. Purtroppo, è come quando si subisce un’operazione. Per giungere alla guarigione si deve anche sopportare sofferenza, non ci si può aspettare che questo avvenga in modo indolore. Ma mi auguro che questo cammino sia il meno impervio possibile, perché dobbiamo assolutamente giungere alla pace nella nostra regione“.

Ma il nome di NOA va ancora più lontano nel tempo: spiega il suo modo di essere riferendosi ad un’altra NOA. “La prima e forse anche l’ultima femminista della Bibbia“ – dice - “che espropriata di terre di sua proprietà andò da Mosè a farsele restituire.

Giovanissima, per come coniuga esotismo, sensualità, raffinatezza, le proprie radici culturali e musicali con le suggestioni del Rock, del Pop e del Jazz, può inserirsi a pieno titolo nel filone aperto anni fa da Sade e da Ofra Haza. Erede della cultura araba, cresciuta nell’ambiente urbano di New York, ha preferito fare ritorno in Israele. Una decisione che lei stessa definisce “la più bella cosa che io abbia mai fatto. Non si può fuggire dalle proprie radici“. Le sue , in realtà, affondano nello Yemen: i genitori ne partirono prima che lei nascesse e l’influenza yemenita permea comunque tutta la sua musica.

L’educazione musicale formale la riceve alla Rimon School of Contemporary Music di Tel Aviv. Ed è lì che avviene l’incontro con Gil Dor, insegnante presso la scuola, nonché suo “scopritore”. Dor un giorno - erano i primi del ’90 - coinvolge Noa in una performance al Cinemateque di Tel Aviv: grande il successo. Inizia così la loro partnership musicale. Da allora si sono esibiti in concerti e festival in tutto il mondo, ricevendo ovunque entusiastica approvazione. La loro musica è una speciale mistura di svariati stili e suoni che danno vita ad un risultato unico. Suonano propria musica originale oltre a canzoni israeliane e standard internazionali. Etno-folk americano, poesia ebraica, melodie yemenite tratte dal Diwan, il libro delle tradizionali canzoni cerimoniali, il “silsulim“ della musica mediorientale: l’influenza del variegato retroterra culturale di Noa emerge fortemente dalle sue composizioni, dalla sua gestualità, dal modo di cantare e suonare (chitarra e percussioni, ma anche pianoforte, flauto, xilofono, la “darbukkah“: la batteria araba).

  Quando ha sentito il richiamo dell’arte?

A diciotto anni sono stata colta da una specie di crisi spirituale che aveva per origine la riflessione sulla mortalità dell’essere umano. Mi sono resa conto di quanto sia breve la vita, e di come non ci sia assolutamente tempo da sprecare. È meglio fare quello che ti piace, perché se non lo fai, beh, non avrai una seconda opportunità. A me piace stare in scena. È la mia più grande forza.

  La sua vita militare è stata ...

... dura, molto dura. Due anni di estenuante lavoro nell’esercito mi hanno rafforzato nell’idea di andare avanti in questa professione. La mia musica, il mio repertorio, non hanno nulla a che vedere con la vita militare. Ma, sotto le armi e nella banda dell’esercito, non ho solo cantato musica che spesso non mi piaceva, ma ho guidato camion, smontato e rimontato palchi; insomma, ho vissuto situazioni difficili, pesanti, che però ho superato.

  Nel suo nuovo album Blue Touches Blue racconta di un silenzioso abbraccio di luce.

C’è un punto dell’orizzonte in cui cielo e mare si toccano. Ho sempre visto il blu toccare il blu e credo che dal loro incontro sia nata la creatività. Blue Touches Blue è un disco che ritengo di rara bellezza. Cerco di fare musica ricorrendo a tutti i temi che mi sono più congeniali. Non posso bluffare, pena il fallimento. Canto ciò che mi commuove veramente, ciò che sento, non solo nel campo dell’amore, ma anche della politica (...) Il cammino verso la pace non è semplice. La musica può dare speranza, stimolando una comprensione reciproca.

  È un album più aggressivo e più intenso, anche se la sua voce mantiene intatta la sua purezza mozzafiato, in essa viene a galla un certo tedio esistenziale; insieme alla vulnerabilità c’è durezza.

È un disco emozionale; penso che rappresenti una riflessione sulle sfide e sui dolori che abbiamo vissuto e sperimentato. E non è nemmeno luminoso e rifinito come Noa; in quell’album sottolineavo gli aspetti positivi, più ottimistici. Da quando ho scritto quelle canzoni sono cresciuta molto. Ho visto il mondo: oggi i miei interessi sono cambiati.

  Così ha esteso i confini aprendo le porte a nuovi elementi di origine musicale molto differenti.

Ci sono molte possibilità nel suono; ci si può annoiare o intrattenere, c’è la possibilità di un suono che ti pulsa nella memoria e che libera qualcosa di potenziale, che contiene energia. Se tu fossi in grado di star seduto in una stanza buia con delle cuffie e potessi sentire il suono delle chiavi che entrano nella serratura di una porta di un appartamento nel quale hai vissuto nel 1977, quei suoni potrebbero aprirti ad un fluire di emozioni. Ed è per questo che potresti andare in un campo, in un’arena, in tutto il mondo con un registratore cercando suoni che contengono emozioni. Quando riporti questi suoni in studio e li registri, daranno forma alla musica che gli stai costruendo attorno; una situazione emotiva sarà in grado di creare la musica. Puoi usare questi suoni come uno scheletro, come le fondamenta di un pezzo musicale, come una forma per della creta. Alla fine, se necessario, tu puoi togliere questi suoni e lasciare che la musica esista da sé.

  Estraendo questi suoni le sue composizioni acquistano un’ulteriore dimensione enigmatica. Sta all’immaginazione degli ascoltatori formare impressioni e immagini. Come ha sviluppato questa idea?

Non ci sono arrivata in un modo così analitico, sono arrivata a questa conclusione solo perché Dor ed io eravamo stanchi di registrare nello studio. Era la stessa cosa tutti i giorni: arrivare allo studio, prepararsi il caffè, sedersi, suonare, far scorrere i nastri, e sperare che accadesse qualcosa. Ma naturalmente esistono suoni che ti eccitano: ad una dimostrazione di fuochi d’artificio senti uno di quei fuochi che viene acceso solo per un secondo; sai che il suono sta per arrivare, e quando arriva è molto forte; suona come la più grande gran cassa del mondo; ti colpisce proprio al centro del petto!

  Viaggiare è divenuto quasi una forza ispiratrice per il suo lavoro. Il viaggiare ti mette nella condizione di un principiante che non può contare sulla sua percezione abituale ed è costretto a stare all’erta e ricettivo nei confronti di ambienti sconosciuti.

Esatto! Puoi cercare i suoni, potrebbero accadere per caso; potresti conoscere dei suoni che funzionerebbero sicuramente. Un altro metodo per trovare un suono ricco di energia emotiva è quello di registrare qualcosa lontano da casa. Non ha molta importanza se registri eventi inusuali in strane aree del mondo o in luoghi comuni di tutti i giorni, la musica sembra sempre conservare un “orecchio innocente“, una “stanza di fascino“ in un mondo in cui la musica è diventata, sempre di più, un fermo attacco alla coscienza. 

  Qual è il vero linguaggio universale?

Il ritmo. È il primo comunicatore del mondo: non importa dove sei o che lingua parli, il ritmo colpisce tutti nello stesso punto e fa si che tutti si muovano allo stesso modo. Quando suoniamo dal vivo, il mio assolo di conga è sempre un momento emozionante, per me e per il pubblico. Sui dischi, di solito incidiamo la base ritmica con le percussioni, non con la batteria. Si ottiene la stessa spinta ritmica della batteria, ma il suono è più caldo. Ne deriva che il suono è anche più semplice ed esotico, fa pensare all’Oriente.

  Lei attacca spesso la sottomissione delle donne in tutte le culture, esplora con discrezione l’insopportabile dolore dei genitori che hanno visto i propri figli uccisi dagli attentati terroristici, ribadisce la sua fiducia nel complesso processo di pace nel Medio Oriente.

Ho imparato fin da piccola a convivere con i miei conflitti culturali. Ma questo mi ha aiutato a  raggiungere una prospettiva da cui guardare la vita e la gente che altrimenti non sarei riuscita a possedere. Oltretutto, le mie canzoni migliori nascono proprio da una sorta di conflittualità interna. In molti miei brani esprimo la riprovazione per il comportamento della “maggioranza silenziosa“ incapace o non desiderosa di protestare contro il comportamento sempre più pericoloso della destra.

  E per la pace?

Io credo che non ci sia un prezzo troppo alto per la pace. Perché l’alternativa è certamente la guerra. È determinante che educhiamo i nostri figli alla comprensione reciproca e al rispetto degli altri. Il mio obiettivo è di sollevare lo spirito della gente, portarli in un luogo diverso, ma voglio anche scuoterli, fargli vedere ciò che forse preferirebbero non vedere. Se sarò in grado di far arrivare il mio messaggio, ed essere ispirazione così come sono stata ispirata, penso che questo possa essere importante, penso di poter servire a qualcosa. È ciò che desidero di più.

  Ma Noa chi è?

Sono una persona carica di umanità e di passione; una donna che vibra all’unisono con il mondo, ma anche uno spirito libero ed intraprendente.

  (Marco Diorio )


 

 

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